UE-Israele nel nuovo ordine internazionale: sicurezza, sovranità digitale e competizione tra grandi potenze
Sicurezza, sovranità digitale e competizione tra grandi potenze nello spazio euromediterraneo.
Alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 2025, la diagnosi è stata esplicita: l'ordine internazionale nato nel 1945 non esiste più. I leader europei e americani hanno riconosciuto apertamente la transizione verso una fase di competizione tra grandi potenze. Non si tratta di una crisi temporanea, ma di un cambiamento strutturale.
Siamo entrati in una fase di disordine sistemico in cui le regole multilaterali hanno perso capacità coercitiva e prevalgono le dinamiche di potere relativo. In questa fase, la competizione non è episodica; è strutturale, multidimensionale e persistente.
In questo contesto, le relazioni tra l'Unione Europea e Israele non possono essere intese come un semplice dossier regionale. Esse rappresentano un segmento di un più ampio riallineamento globale del potere.
L'architettura della competizione globale
Il sistema occidentale rimane l'architettura di riferimento: Stati Uniti, NATO, Unione Europea, Giappone, Corea del Sud e Australia. È un blocco fondato sull'interconnessione finanziaria, sull'interoperabilità militare e sull'integrazione tecnologica.
Accanto ad esso, il cluster dei BRICS+ rappresenta un riferimento politico-economico alternativo ma eterogeneo. Tuttavia, la Cina opera come un polo sistemico autonomo. Sebbene formalmente all'interno della cornice BRICS, essa è in pratica un centro di potere distinto, con una scala industriale, capacità tecnologica e leva finanziaria che non hanno eguali tra gli altri membri.
Una categoria crescente di Stati perno o 'swing states' — Arabia Saudita, Turchia, Indonesia, Emirati Arabi Uniti, Messico — complica ulteriormente il panorama, massimizzando l'autonomia strategica ed evitando allineamenti rigidi.
Il sistema internazionale è entrato in un periodo di conflitto accresciuto: 61 conflitti attivi, il livello più alto dal 1946. Le autocrazie (91) ora superano le democrazie (89) e il 71% della popolazione mondiale vive sotto sistemi non democratici. Questa non è un'osservazione ideologica; è strutturale. Segnala uno spostamento verso modelli decisionali più centralizzati e rapidi nella distribuzione del potere globale.
Le cinque dimensioni del conflitto
In questo ambiente, la distinzione tra ordine interno ed esterno è sempre più sfumata. Le relazioni internazionali sono modellate principalmente dalle dinamiche di potere, poiché nessuna autorità sovranazionale possiede la capacità di imporre regole ai grandi attori. I conflitti tra Stati si sviluppano lungo cinque dimensioni interconnesse: guerre commerciali ed economiche, guerre tecnologiche, competizione geopolitica per alleanze e territorio, guerre finanziarie e di capitale, e conflitto militare.
La maggior parte delle rivalità si sviluppa inizialmente entro i primi quattro domini. Quando avviene un'escalation, tutte le dimensioni vengono armate simultaneamente.
L'UE e Israele operano all'interno di questo quadro.
Fondamenti storici delle relazioni UE-Israele
La relazione UE-Israele è emersa nel contesto postbellico della ricostruzione europea e della ricerca di integrazione economica e politica da parte di Israele. Già negli anni '50, Israele guardava all'Europa come a uno spazio di legittimità e partnership. Il rapporto si è consolidato attraverso l'Accordo di Libero Scambio del 1975, l'Accordo di Associazione del 1995, la partecipazione ai programmi scientifici e tecnologici dell'UE e l'inclusione nella Politica Europea di Vicinato.
Oggi, l'Unione Europea è il principale partner commerciale di Israele, mentre Israele rappresenta una quota relativamente limitata del commercio complessivo dell'UE. Questa asimmetria fornisce all'UE una potenziale leva, sebbene ciò non si traduca automaticamente in influenza politica, in particolare nelle questioni di sicurezza.
Da un punto di vista teorico, l'UE proietta una combinazione di potere normativo e potere di mercato, utilizzando il mercato unico come meccanismo di esternalizzazione normativa. Tuttavia, nel dominio della sicurezza, la leva normativa incontra vincoli strutturali.
L'architettura strategica di Israele
Israele oggi rappresenta una delle democrazie tecnologicamente più avanzate al mondo, operando in un ambiente di sicurezza strutturalmente instabile. La sua strategia poggia su tre pilastri: partenariato strategico con gli Stati Uniti, gestione dei dossier territoriali e regionali, e impegno attivo nelle istituzioni internazionali. La cooperazione con Washington rimane centrale nei domini militare, tecnologico e dell'intelligence.
Questa architettura di sicurezza modella inevitabilmente il margine di manovra dell'Europa.
La tecnologia come vantaggio competitivo
Israele ha trasformato la pressione geopolitica in un vantaggio competitivo tecnologico. In settori in cui l'intelligenza artificiale si traduce direttamente in capacità operativa — difesa, cybersicurezza e gestione di sistemi complessi — l'innovazione non è un'estensione del mercato, ma una componente integrante della sicurezza nazionale.
La sovranità digitale è diventata una categoria strategica paragonabile al controllo delle rotte marittime nel XIX secolo o delle risorse energetiche nel XX. Geopolitica e dominio digitale oggi coincidono. Il controllo sulle infrastrutture digitali, sugli standard tecnologici e sui flussi di informazioni determina non solo la sicurezza, ma la capacità di uno Stato di operare con continuità.
All'interno di questo quadro, l'ecosistema israeliano integra sicurezza, innovazione e rapidità decisionale. L'IA non è semplicemente un settore industriale; è un moltiplicatore di resilienza strategica.
Il potenziale strategico dell'Europa
L'Unione Europea possiede un potenziale strategico superiore a quello che spesso esercita, tuttavia la frammentazione istituzionale ne limita la velocità operativa. Nella competizione tecnologica futura, l'Europa deve consolidare capacità industriali autonome per evitare dipendenze strategiche.
La cooperazione UE-Israele nel dominio digitale assume quindi una rilevanza sistemica: resilienza delle infrastrutture critiche, sicurezza delle catene di approvvigionamento tecnologico, protezione dei dati strategici e interoperabilità della difesa. Eppure, tale cooperazione deve essere inserita all'interno di una coerente strategia europea di sovranità digitale.
Il capitale come strumento di potere
Nell'ordine emergente, il capitale è uno strumento di potere.
Le guerre dei capitali si manifestano attraverso sanzioni, restrizioni finanziarie, controlli sull'accesso al mercato e limitazioni del credito. Le guerre tecnologiche limitano il trasferimento di conoscenze. Le guerre commerciali rimodellano le catene di fornitura.
L'Unione Europea rimane uno dei principali partner economici di Israele, mentre Israele costituisce un nodo ad alta intensità all'interno delle reti globali di capitale tecnologico. Questa interdipendenza crea leve reciproche ma anche potenziali vulnerabilità.
L'instabilità regionale aumenta i premi al rischio relativi all'energia, alle assicurazioni marittime e alle infrastrutture mediterranee. L'Europa assorbe parte di questa volatilità attraverso i costi energetici e le pressioni politiche interne; Israele la assorbe attraverso il rischio paese e i flussi di capitale sensibili alle dinamiche di sicurezza.
In un ambiente di conflitto multidimensionale, il capitale non è neutrale. È selettivo, rapido e geopoliticamente consapevole.
Implicazioni per gli investitori strategici
Per gli investitori strategici, la conclusione è chiara: la competizione tra grandi potenze non è episodica; definisce il ciclo strutturale dell'era attuale.
Nel breve periodo, l'aumento dei conflitti amplifica la volatilità in energia, difesa, cybersicurezza e logistica marittima. Nel lungo periodo, la variabile decisiva è la capacità dei sistemi politici di mantenere la continuità operativa sotto pressione. La sovranità digitale diventa un criterio fondamentale per valutare la resilienza statale.
Gli investitori devono distinguere tra economie che controllano l'infrastruttura digitale e quelle che ne dipendono. La differenza determina la capacità di resistere agli shock sistemici.
L'opportunità euromediterranea
Per l'Europa, la sfida è trasformare il potere normativo in capacità strategica operativa.
Il Mediterraneo emerge come uno spazio concentrato sia di rischi che di opportunità: rotte energetiche, cavi sottomarini, corridoi commerciali e sicurezza marittima. La posizione geografica dell'Italia offre il potenziale per fungere da hub infrastrutturale e digitale all'interno della cornice euromediterranea.
Una cooperazione strutturata UE-Israele sulla sicurezza delle infrastrutture, sull'innovazione tecnologica e sulla resilienza energetica potrebbe rafforzare l'architettura strategica euromediterranea.
Ma ciò richiede rapidità decisionale e coerenza tra strategia e strumenti.
Conclusione
Il nuovo ordine internazionale è definito dalla competizione tra grandi potenze, dal conflitto multidimensionale e dall'indebolimento delle strutture di governo sovranazionali. Il sistema occidentale rimane un'architettura integrata ma deve adattarsi a un ambiente più competitivo. La Cina opera come un polo sistemico autonomo. Le potenze perno aumentano la fluidità globale.
All'interno di questo ambiente, le relazioni UE-Israele acquisiscono un significato strutturale: connettono potere di mercato, tecnologia e sicurezza all'interno di uno spazio euromediterraneo strategicamente denso.
La variabile decisiva non è la retorica politica. È il controllo sulle infrastrutture critiche, sul capitale tecnologico e sulla sovranità digitale.
Nel nuovo ordine globale, la sovranità si misura non solo nel territorio, ma nel controllo dell'infrastruttura digitale e nella capacità di integrazione tecnologica.
di Marco Mizzau
Fonti e riferimenti
- Varieties of Democracy (V-Dem Institute). Democracy Report 2024. 2024.
- Uppsala Conflict Data Program (UCDP). Armed Conflict Dataset 2024 Update. 2024.
- Tocci, N. (2021). European Strategic Autonomy: What it is, Why We Need It, How to Achieve It.
- Dalio, R. (2021). Principles for Dealing with the Changing World Order.
- Korosteleva, E., Flockhart, T. (2020). Resilience in EU and International Institutions: Redefining Local Ownership in a New Global Governance Agenda. Contemporary Security Policy.
- Harpaz, G. (2017). The EU's New Approach to the Two-State Solution in the Israeli-Palestinian Conflict. Leiden Journal of International Law.
- Mueller, P. (2012). EU Foreign Policymaking and the Middle East Conflict. Routledge.
- Pardo, S., Peters, J. (2010). Uneasy Neighbours: Israel and the European Union. Lexington Books.