Siamo qui per il bene degli altri
Durante l’incontro aziendale per gli auguri di Natale, ho riunito tutta l’azienda e raccontato il lavoro svolto nei miei primi 180 giorni.
La prima slide riportava un passaggio dell’intervista di Oriana Fallaci a Golda Meir, ex primo ministro israeliano:
«Non si attraversa il deserto seguendo un uomo o una donna che non crede in nulla e il cui unico obiettivo è restare alla guida del gruppo.
E non basta che la guida sia competente — che conosca la strada da seguire nel deserto — perché chi la segue riesca a tenere il passo.
È la fede nell’esistenza di una meta a unire il cammino della guida a quello di chi la segue.»
Ecco quanto conta credere che esista una meta.
La differenza tra sconforto e gioia sta proprio nell’avere una missione, uno scopo nella vita.
Significa vivere al servizio non solo di se stessi, ma dell’umanità, della propria famiglia, del proprio Paese e degli altri.
Mettersi al servizio degli altri è la forma più pura e alta di gioia.
Chi ha una visione conosce la sensazione che Winston Churchill descrisse alla vigilia della sua nomina a primo ministro, nel 1940:
«Quando andai a letto, verso le tre del mattino, provai un profondo senso di sollievo.
Finalmente avevo l’autorità per indicare al Paese la strada da seguire.
Mi sembrava di camminare insieme al Destino e che tutta la mia vita precedente non fosse stata altro che una preparazione a quel momento e a quella prova… Sapevo di potercela fare ed ero certo che non avrei fallito.
Così, anche se non vedevo l’ora che arrivasse il mattino, dormii profondamente e non ebbi bisogno di sogni per risollevarmi.
I fatti sono meglio dei sogni.»
Leggere queste parole mi emoziona sempre profondamente.
Quell’uomo stava per guidare un Paese impreparato in una guerra contro la più grande macchina militare che il mondo avesse mai visto. Gli era stato affidato il compito più importante della sua vita e lui provava sollievo.
Ora lo chiedo a me stesso e a te: ti è mai capitato di aspettare con impazienza il sorgere del sole?
Chi ha una visione prova ciò che provava Churchill. Ha energia, entusiasmo, un piano e un fuoco dentro. Il suo volto è pieno di vita. Sa dove sta andando e come arrivarci.
Ci sono persone che al mattino non riescono ad alzarsi, nemmeno a uscire dal letto. Ti spiego perché: riescono a prevedere come si sentiranno durante tutta la giornata e il corpo si arrende, come al solito: «Ecco un’altra giornata qualunque».
Ma torniamo a quando eravamo bambini e stavamo per partire per un viaggio. Che cosa succedeva? Saltavamo giù dal letto, ci vestivamo e ci preparavamo prima ancora che si svegliassero i nostri genitori. Perché? Perché immaginavamo che potesse accadere qualcosa di inaspettato.
Dovremmo vivere così: svegliarci con entusiasmo, pronti all’imprevisto e consapevoli che, grazie ai nostri sforzi, nella nostra vita può accadere qualcosa di insolito e straordinario.
Sergio Marchionne ci ha insegnato che un gruppo deve avere l’ambizione di essere eccezionale e affrontare una sfida che valga la pena:
«Siamo qui e facciamo questo perché abbiamo una MISSIONE. Il gruppo non è organizzato come una piramide con ruoli prestabiliti: ognuno è giudicato per come svolge il proprio lavoro. Non è una democrazia, ma una comunità basata sul MERITO e sulla PASSIONE. Non si partecipa per denaro o per ego, ma per essere parte della MISSIONE.»
Per ottenere qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto. Significa uscire dalla zona di comfort e saltare oltre il burrone della paura.
Immagina di essere alla fine della tua vita. Accanto al letto ci sono i fantasmi delle tue idee, capacità e talenti: i doni che la vita ti ha fatto e che, per un motivo o per l’altro, non hai valorizzato. Non hai realizzato quei sogni, sviluppato quei talenti, usato i tuoi doni di leadership, fatto sentire la tua voce o scritto il libro che avresti dovuto scrivere.
Ti guardano con occhi delusi e pieni di lacrime e ti dicono: «Siamo venuti da te e solo tu avresti potuto darci vita. Ma non l’hai fatto. Ora dobbiamo morire per sempre insieme a te».
Se morissi oggi, quali sogni, obiettivi, capacità, talenti e doni morirebbero con te?
Non giudichiamo, non critichiamo e non lamentiamoci. Non c’è tempo.
Ci vediamo al lavoro!
di Marco Mizzau